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Angelucci-Legalità

Da Imprese alla sbarra.

Nel dicembre 2009 il Giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Bari ha rinviato a giudizio Giampaolo Angelucci per i reati di corruzione e illecito finanziamento ai partiti (Il Giornale, Corruzione, Fitto e Angelucci rinviati a giudizio, 11 Dicembre 2009). La vicenda giudiziaria inizia nel giugno 2006 quando il Gip di Bari notifica gli arresti domiciliari per Giampaolo Angelucci accusato di aver versato nel 2005 una tangente di 500 mila euro al governatore della Regione Raffaele Fitto al fine di vincere l'appalto per la gestione di alcune strutture sanitarie in Puglia. Duecento mila euro sono transitati sui conti dell' Udc nazionale e calabrese per poi confluire su quelli del movimento "La Puglia prima di tutto", fondato dal governatore per le elezioni regionali che erano in corso nel 2005. Gli altri trecento milioni, invece, sono stati versati da società del gruppo Angelucci direttamente nelle casse del movimento politico. (La Repubblica, Tangente da mezzo milione Arresto per Fitto e Angelucci, 21 giugno 2006). Angelucci sentito dagli inquirenti alcuni giorni dopo l'arresto ha ammesso di aver versato cinquecentomila euro alla lista di Fitto, ma di averlo fatto non a fini di corruzione ma di legale contributo elettorale (Corriere della Sera, Angelucci: fondi legali a Fitto. Non c' è stata corruzione, 27 giugno 2006).


Nel febbraio 2009 Giampaolo Angelucci è stato posto agli arresti domiciliari in seguito ad un'inchiesta della procura della Repubblica di Velletri sulle attività della Casa di Cura San Raffaele di Velletri gestita da una società della famiglia Angelucci. Il padre Antonio invece ha potuto godere dell'immunità parlamentare.
Secondo le accuse, tra il 2004 e il 2007, Antonio e Giampaolo Angelucci, in concorso con altri vertici del San Raffaele, avrebbero conseguito profitti illeciti per centinaia di milioni di euro mediante fatturazione di prestazioni sanitarie mai effettuate o non adeguatamente autorizzate. Tutto ciò grazie a quella che l'autorità giudiziaria qualifica come una vera e propria associazione a delinquere per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico e falso in atto pubblico. (Camera dei Deputati, Relazione della Giunta per le Autorizzazioni, Relatore Maurizio Turco, Doc. IV N. 4-A-bis, anno 2009).
L'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Roberto Nesteca, nei confronti di Giampaolo Angelucci, precisa che gli imputati: "curano le relazioni esterne mettendo a disposizione la struttura sanitaria per dispensare favori con ricoveri e prestazioni diagnostico-strumentali. Consentono rettifiche o smentite con l'utilizzo strumentale dei mezzi d'informazione di loro proprietà. Esercitano pressante influenza sulle cariche della Regione ". E ancora “acquisiscono notizie riservate su ispezioni, controlli, indagini giudiziarie e esercitano forme indebite di pressione sulle inchieste mobilitando tutte le risorse: contatti politico-clientelari, mezzi d'informazione e collaboratori" (La Repubblica, Giornali del gruppo per fare lobby e la Regione pagava false prestazioni. 5 febbraio 2009).


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